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    Una luna piena lunga 31 giorni

    17 December, 2018

    Un anno fa riprendevo in mano la mia vita lavorativa e lo facevo lanciandomi in una sfida chiamata Inktober: ricominciavo a disegnare dopo la maternità e poi lo raccontavo qui, rispolverando questo blog dopo un lunghissimo periodo di inattività.

    Ebbene, History Repeating canterebbero i Propellerheads e Shirley Bassey.
    Sì, perché dopo la mia lunga pausa estiva ho deciso di rimettermi ufficialmente all’opera di nuovo con un progetto legato all’Inktober!

    Lo avevo già spiegato nel precedente post, ma per chi non lo conoscesse rispiego al volo cos’è l’Inktober: il nome nasce dalla crasi delle parole inglesi ink + October e infatti si svolge a ottobre e prevede un disegno al giorno realizzato in inchiostro, per un totale di 31 disegni da condividere sui social con l’hashtag #inktober. L’iniziativa è nata nel 2009 come sfida individuale dell’illustratore Jake Parker che voleva impratichirsi con questa tecnica e sviluppare l’abitudine di disegnare tutti i giorni. Ormai l’Inktober è diventato una challenge a livello mondiale e ogni anno a ottobre tantissimi illustratori si cimentano in questa impresa: questo è il secondo anno che partecipo!

    La linea guida sarebbe fare un disegno al giorno, ma l’Inktober è soprattutto una challenge con sé stessi, ce lo insegna proprio l’ideatore di questa iniziativa. Io l’anno scorso l’ho presa alla lettera, disegnando tutti i giorni nonostante le lotte contro il tempo e i week end in famiglia, perché avevo bisogno di ributtarmi nel lavoro con una bella doccia ghiacciata, e questa sfida era perfetta. Ma se è un’occasione per mettersi alla prova allora è anche ragionevole voler adeguare il livello di impegno in base alle proprie necessità, che quest’anno erano diverse.

    Morale della favola, la mia challenge personale questa volta è stata realizzare un pezzetto alla volta un disegno che rimandavo da troppo, scegliendo una formula tutta mia: anziché 31 disegni in un mese, un unico disegno in 31 giorni. Questo mi ha permesso di partecipare all’iniziativa, ma a modo mio, senza monopolizzare troppo il mio flusso di lavoro mensile e quotidiano, senza vincoli di aggiornamenti frequenti sui social e senza troppi stress creativi, ma al contempo dando vita nell’arco del mese a un lavoro finale piuttosto impegnativo.


    UNA LUNA LUNGA 31 GIORNI

    Ho deciso di disegnare una grande luna piena interamente in dorwork, una tecnica certosina che richiede una buona dose di pazienza e costanza di mano. La volevo fare da moltissimo, ma consapevole del lavoro complesso (e alla lunga un po’ noioso) ho sempre rimandato. Spalmandola nell’arco di un intero mese invece la sua realizzazione si prospettava un po’ più leggera, ho pensato. Allora l’ho suddivisa in 31 sezioni, in modo da dover pensare a un quadrato di pochi centimetri al giorno.

    PERCHÉ LA LUNA?

    Di disegni da fare interamente in inchiostro che aspettano da tempo sulla mia lista ce ne sono tanti, ma fra tutti ho scelto la Luna. La ragione pratica e ufficiale è che l’idea di trovarmela da realizzare tutta d’un fiato mi spaventava e annoiava al contempo, mentre suddivisa in 31 pezzi/giorni è molto meno ingombrante. Però in realtà la scelta è ricaduta su di lei per una ragione più romantica: non c’è niente e nessuno che più della Luna sappia cosa significhi crescere pazientemente un pezzettino al giorno, diventando piena una volta al mese. Inoltre tra tutti i disegni che potevo usare per questo progetto, la Luna era la più semplice da suddividere in 31 pezzi più o meno uguali per dimensione e difficoltà.

    UN ESERCIZIO DI TECNICA E COSTANZA

    Come sempre però ho questa grande capacità di inguaiarmi anche quando cerco di non farlo, e quello che doveva essere un impegno quotidiano di circa 20 minuti si è rivelato invece un po’ più laborioso: in media il tempo di realizzazione per ciascun pezzo è stato di un’ora-ora e mezza, per alcuni anche più di due ore. Però sono riuscita a portarla a termine nei tempi giusti, il che per me non ha significato riuscire ogni giorno a fare in tempo e finirla entro fine mese, bensì rispettare l’impegno di realizzarne un solo quadratino al giorno senza senza fretta di portarmi avanti. Sì perché per me questo è stato non solo un esercizio di tecnica, ma anche di pazienza e costanza; mi ha insegnato ad attendere con più serenità e a vivere un pochino meglio il fatto di andare a dormire senza aver finito qualcosa tutto e subito, come invece spesso vorrei.

    COSE CHE SEMBRAVANO FACILI, COSE CHE CREDEVO DIFFICILI

    Pensavo che le zone più chiare potessero essere valide alleate nei giorni con meno tempo o voglia di lavorare a questa Luna, e invece non sono state affatto più semplici o veloci da fare rispetto alle zone scure. Anzi, per me tutto il contrario. Certamente le zone scure vanno ripassate più volte e quasi sempre finisco il quadrato con la mano dolorante, però in compenso devo concentrarmi meno. Io sono sicuramente più brava a riempire che a lasciar vuoto, sono sempre tentata di aggiungere.. Nelle zone chiare invece devo sapermi trattenere e non sempre è semplice, ma è un esercizio di sintesi fondamentale da imparare e che voglio sforzarmi di applicare anche ad alcuni ambiti di vita e lavoro.

    Un’altra cosa in cui sono stata smentita è stata la difficoltà dei bordi: credevo che lavorare in modo così squadrato potesse rendere difficile la fusione dei pezzi tra loro in termini di resa finale, invece unirli in modo che non si notasse lo stacco tra un quadrato e l’altro non ha richiesto troppa fatica. Quello che invece è risultato un aspetto molto impegnativo del dover lavorare su aree con contorni precisi è che non poter disegnare liberamente limita e priva completamente di quella visione d’insieme necessaria per realizzare un lavoro del genere, minando la calibrazione di chiari/scuri e appiattendo la percezione delle forme. Ci sono pezzi in cui sono stata molto cauta perché onestamente mi mancavano i riferimenti visivi per capire cosa fare, e allora ho evitato di riempire troppo e ho aspettato di avere anche altre parti complete per poi tornarci su e ultimare anche quel quadrato: sfida sì, ma rischiare di rovinare un lavoro del genere no!

    QUESTIONE DI PUNTI (di vista)

    Quanti punti avrò fatto finora? Quanti punti ancora dovrò fare? Ma soprattutto, di quanti punti sarà composta questa luna una volta finita?
    L’ho realizzata interamente con uno dei fineliner a punta più fine che misura 0,05, quindi la risposta a tutte e tre le domande è: TANTISSIMI!

    Una delle cose che più mi piace di questa tecnica, è che mi ricorda ogni volta che spesso le cose per essere viste bene vanno guardate dalla giusta distanza. Da vicino mentre si ticchetta ripetutamente la punta della penna sul foglio uno non se ne rende conto, ma poi quando si solleva lo sguardo WOW, tanti piccoli semplici puntini neri insieme hanno creato qualcosa. Questa cosa mi piace da impazzire.

    UN SOLO PUNTO PUÒ FARE LA DIFFERENZA

    Un’altra cosa che mi piace molto della tecnica dotwork – che se preferite possiamo chiamare pointillisme o puntinismo – è che è un bellissimo gioco di squadra tra tanti piccoli puntini neri apparentemente tutti uguali, che però insieme compongono un’opera unica in cui ognuno ha un ruolo fondamentale. Credetemi, un piccolo punto fuori posto può cambiare la percezione visiva di un’intera area o la forma di qualcosa. Ogni punto è importante, un po’ come le piccole cose nella vita.

    COSA MI È PIACIUTO, COSA NON MI È PIACIUTO

    Se devo tirare le somme di questo progetto con una lista di pro e contro, direi che mi è piaciuto molto realizzare qualcosa di grande e minuzioso senza alcuna fretta e senza concentrarmi solo ed esclusivamente su una cosa – perché anche nella creatività esiste il rischio di saturarsi quando si fa qualcosa ripetutamente e troppo a lungo. Quello che invece non mi è piaciuto è stato scandire il corso del mese in modo così preciso da farlo correre via troppo velocemente.

    SE VUOI LA LUNA

    Adesso questa luna è in vendita, sia l’originale che come stampa.

    L’originale è un pezzo unico, irripetibile (non credo proprio ne farò un’altra così!) e chi mi segue su Instagram sa bene la pazienza certosina che giorno dopo giorno le ho dedicato perché nelle stories pubblicavo quotidianamente il pezzettino velocizzato che avevo fatto. Sul mio canale IGTV potete ancora vedermi mentre la finisco il trentunesimo giorno, a velocità reale. Quantificare un costo non è semplice, in genere si stabilisce un costo basato sulle ore di lavoro.. io ho pensato che la cosa più sensata per questa luna fosse un prezzo fisso a quadrato eseguito.

    DISEGNO ORIGINALE
    Lo trovate qui sul mio negozio Etsy: >> Luna piena – acquista il disegno originale realizzato a mano

    Se invece questa luna vi piace (ma non siete disposti a spendere una considerevole somma per l’originale!) allora non temete perché ci sono le stampe. Al momento dell’acquisto potete scegliere tra due misure disponibili (A3 e A4) e due formati (rettangolare o taglio del foglio quadrato). La particolarità di queste stampe è che sono realizzate su una carta molto speciale, non bianca bensì perlata: questa carta genera dei bellissimi riflessi argentatati in base a come la si muove, e secondo me trattandosi della luna è proprio la morte sua! Ho fatto diverse prove, ma niente.. nessuna carta la valorizza come questa.

    STAMPE
    Le trovate qui nel mio negozio Etsy: >> Luna Piena – stampa su carta perlata

     

    Ma per questa luna piena ho anche un altro progetto in mente, più precisamente un altro modo di stamparla oltre alla carta argentata. Nell’ultimo mese ho seguito un corso di serigrafia per iniziare a stampare personalmente con questa tecnica, e la luna è proprio la prima prova che voglio fare. Tra telai e materiali non sarà una cosa così immediata, ma conto in primavera di avere le prime serigrafie disponibili: seguitemi per restare aggiornati!

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