• Racconti di mostre

    ESCHER, la mostra a Milano

    19 January, 2017

    Di solito cerco di visitare le mostre appena iniziano per poi scriverne subito e invogliare per tempo altri ad andare, e infatti avevo in programma di vedere quella di Escher poco dopo l’inaugurazione a fine giugno, tanto più che è da sempre uno dei miei artisti preferiti!!!

    Ma poi con il caldo estivo e le ferie di mezzo ho procrastinato fino a ridurmi davvero agli sgoccioli e alla fine sono riuscita ad andare solo qualche settimana fa: sono consapevole che servirà a pochi dato che ormai la mostra finirà a breve e gli interessati probabilmente ci sono già stati tutti, ma magari c’è qualche ritardatario a cui ricorderò di non perdersela e comunque ormai ho deciso di raccontarla anche solo per amor di archivio.
    Maurits Cornelis Escher, conosciuto anche come M.C. Escher, era un incisore olandese, ma nel suo lavoro artistico ha attinto talmente tanto da matematica, logica, fisica e geometria che è forse più adatto definirlo uno scienziato della grafica, oppure come ho letto da qualche parte, un esploratore dell’infinito.

    Il suo lavoro è vasto e complesso: sarebbe riduttivo guardare le sue visioni grafiche senza fare riferimento al mondo delle scienze esatte a cui si è ispirato poiché è impossibile capire appieno la grandezza del suo genio senza osservare i suoi lavori attraverso la lente delle principali regole geometriche e matematiche che ha usato e rielaborato. Fra i suoi lavori ci sono anche pezzi più illustrativi di paesaggi e città, ma la vera anima della sua produzione artistica è sicuramente composta dalle tassellature, dalle costruzioni impossibili e da tutto quel mondo fatto di prospettive e paradossi a cui Escher ha dato vita nelle sue creazioni.

    La mostra è a Palazzo Reale a Milano e sono esposte più di 200 opere divise in 6 sezioni tematiche che percorrono l’evoluzione creativa di Escher, dalla radice liberty della sua formazione e le prime xilografie degli anni ’20 fino alla sua maturità artistica con i disegni e le litografie dedicate agli oggetti impossibili, le superfici riflettenti e le tassellature.
    Sono esposti molti pezzi forse sconosciuti ai più dalla collezione privata di Federico Giudiceandrea – che è anche curatore della mostra insieme a Marco Bussagli – ma non mancano capolavori famosissimi come il suo autoritratto Mano con sfera riflettente (usata anche come locandina della mostra), Mani che disegnano (le due celebri mani che si disegnano a vicenda) e Reptiles (le lucertole che si rincorrono dentro e fuori dal foglio).


    L’esposizione apre con una sala dedicata alla serie completa EMBLEMATA – titolo originale “XXIV Emblemata dat zijn zinne-beelden spreukverzen van A. E. Drijfhout” – ovvero una raccolta di 24 xilografie in cui Escher raffigura graficamente frasi di A.E. Drijfhout, alias di G.J. Hoogewerff, studioso d’arte e di lettere classiche.

    Escher crea metafore visive illustrando alcune frasi in latino: Gaudentes alienam mirantur tabem – i gaudenti non pensano alla fine – diventa un vaso di fiori recisi che appaiono belli ma destinati ad appassire in fretta; Ex morsu tormenti cretus mordens – chi è cresciuto nel morso del tormento, morde – è rappresentata con una grande pianta di cactus; oppure ancora Minime oppressae conquiescunt voces – le voci soffocate tacciono per poco – dove un liuto appoggiato in un angolo rappresenta i sogni repressi che prima o poi verranno ripresi in mano e “fatti suonare” nuovamente, a sottolineare anche come la creatività e le attività ludiche siano espressione di vita e non possano essere tenute a freno a lungo. Mi fermo per non svelarvele tutte: è davvero bello interpretarle scoprendole una ad una. Per chi non riuscisse a vederle dal vivo, le potete guardare qui: Emblemata

    La seconda sala è dedicata ai paesaggi: visitò l’Italia in lungo e in largo realizzando moltissime opere dedicate a città e scorci della Toscana, Lazio, Calabria, Sicilia e Abruzzo. Escher trascorse molto tempo nel nostro paese (“gli anni migliori della mia vita” diceva) e lo amò profondamente, tanto da sposarsi e vivere prima a Frascati e poi a Roma. Per la sua casa di via Poerio creò lui stesso il disegno per le mattonelle che fece produrre su ceramica di Vietri: presso la mostra è possibile vedere 4 pezzi originali che compongono un’intera sezione del motivo.

    Come dicevo alcuni suoi lavori sono apparentemente più illustrativi: in realtà anche quando disegnava città, paesaggi e animali i suoi occhi guardavano già il mondo estrapolando le regole matematiche che più tardi avrebbe applicato in modo più evidente. Ma è solo a seguito di una visita in Spagna a Cordova e presso l’Alhambra di Granada – dove Escher resta affascinato dai motivi arabeschi e dalle figure che si estendono a ripetizione – che nell’artista nasce il forte interesse per le forme geometriche. E qui si entra nella sua maturità artistica, nonché nel vivo della mostra.

    “In geometria piana si dicono tassellature i modi di ricoprire il piano con una o più figure geometriche ripetute all’infinito senza sovrapposizioni”

    Solitamente queste figure – tasselli – sono regolari, ma possono essere anche non regolari ed Escher ha creato alcune tassellature davvero strabilianti al punto di diventare spesso un esempio studiato nei manuali scientifici ed essere usato per illustrare le copertine dei libri di matematica. I pattern usati sono variegati: pesci, uccelli, cavalli, lucertole, pesci che diventano uccelli, rane che diventano pesci.. alla mostra si possono vedere xilografie e stampe sia di motivi base sia di combinazioni più complesse. Molto belle anche le 4 cartoline per gli auguri di Buon Anno Terra, Aria, Fuoco, Acqua che Escher realizzò per gli amici Eugène e Willy Strens.

    Le tassellature di Escher sono dei piccoli capolavori grafici anche da sole, ma quando vengono inserite in contesti più complessi o all’interno di paesaggi più vasti diventano ancora più magiche. Per esempio in Day and Night il giorno diventa notte e viceversa attraverso tassellature di uccelli bianchi e neri che mescolano e ribaltano cromaticamente cielo e campi, oppure in Verbum pesci uccelli e rane compongono una scacchiera esagonale e si trasformano fra loro fino a fondersi nel centro. Ma è con le varianti di Metamorphosis – soprattutto con la II e la III che contengono un’altissima quantità di trasformazioni su metrature importanti – che la magia diventa davvero grande. Proprio Metamorphosis II è esposta alla mostra in tutti i suoi 3895mm x192mm: i quadrati di una scacchiera che si trasformano in lucertole che poi diventano cellette di un alveare e poi api, che poi si trasformano in pesci e in uccelli neri e poi rossi che diventano i tetti di una città sul mare e poi.. insomma vi assicuro che scorrerla interamente dal vivo nei suoi quasi 4 metri di lunghezza è davvero mozzafiato. Potete vederla sul sito ufficiale: Metamorphosis II

    Un altro affascinante filone escheriano è quello degli oggetti e costruzioni impossibili.

    Un oggetto impossibile è un oggetto che non può essere costruito nella realtà tridimensionale perché contiene sovrapposizioni impossibili di linee con differenti costruzioni prospettiche, e quindi risulta in contrasto con le leggi della geometria. Tuttavia può essere rappresentato in modo bidimensionale e percepito come oggetto verosimile attraverso un’illusione ottica, e questo crea un paradosso. Si può provare anche a costruirlo in modo tridimensionale ma l’oggetto apparirà nel modo “corretto” solo se visto dalla giusta angolatura con una determinata prospettiva. Alcuni esempi di oggetti di questo tipo sono il cubo impossibile, il triangolo impossibile e la scala di Penrose: alla mostra potrete giocare con l’installazione di un cubo impossibile che guardato da un dato punto della stanza risulterà un cubo ma muovendovi muterà costantemente forma svelando la sua vera natura, ovvero di non essere affatto un cubo.

    Escher ha disegnato questi e altri oggetti impossibili e soprattutto li ha inseriti in contesti architettonici dando vita a costruzioni impossibili. Sono famosissime le improbabili scale di Relativity e Belvedere, opere che potete vedere alla mostra. Per questi edifici paradossali Escher ha applicato la scala di Penrose, anche nota come scala infinita, ovvero una rampa di scale che cambia la sua rotazione di 90° quattro volte (sia in salita che in discesa) per ritornare sempre al punto di partenza in un giro infinito. Giusto per fare qualche esempio pratico: Le scale di Escher vengono citate in Labyrinth, e quella di Penrose ha ispirato la scala di Inception e secondo me anche quelle di Harry Potter!


    Ma le illusioni ottiche non sono i soli paradossi a cui si è ispirato: Escher si è divertito a passare in rassegna un po’ tutte le principali teorie della percezione visiva della Gestaltpsicologia della forma – ovvero una corrente di studio nata in Germania verso la fine del 1800 volta all’analisi di come cervello e occhio umano riescano insieme a organizzare le immagini e produrre una visione coerente del mondo. L’intero percorso della mostra è stato studiato come un parco giochi dell’intelligenza – come ha spiegato uno dei curatori – ed è composto da pannelli “didattici” che raccontano con esempi e quiz le regole e le leggi usate da Escher nelle opere che si stanno vedendo in quella sala, e questo aiuta molto a rendere il complesso mondo escheriano un po’ più accessibile e comprensibile a tutti.

    Si può scoprire la legge della buona forma (ovvero la propensione a raggruppare le immagini presenti su un piano in modo che il risultato percepito sia il più semplice e armonico possibile, anche a discapito dell’immagine primaria che passa in secondo piano a favore di forme secondarie), oppure la legge del concavo e convesso (ovvero il fatto che il variare del rapporto tra chiaro e scuro in un’immagine possa modificare se i suoi elementi risultino concavi o convessi), oppure ancora la legge della continuità (ovvero la capacità di collegare pezzi della stessa immagine e percepirla come intera e coerente anche se essa appare divisa o coperta da qualche altro elemento).

    A me piace particolarmente la legge del pieno e del vuotovaso di Rubin: l’immagine di due profili neri su sfondo bianco può essere percepita anche come un vaso bianco su sfondo nero. Si tratta di un’immagine bidimensionale ambigua che contiene due modi diversi di essere percepita, quando una figura viene focalizzata l’altra viene assimilata come sfondo, ma entrambe le letture sono valide e corrette e la propensione a vederla prima in un modo piuttosto che in un altro è puramente psicologico. Conoscevo questa legge tramite immagini piatte, ma vedere proiettate sul muro dal vivo le ombre di due veri vasi di Luca Maria Patella basati sul principio di Rubin.. è stato davvero emozionante!

    La mostra si conclude con una sala psichedelica con luce nera per vedere alcune opere di Escher in versione fluorescente, e un’ultima area dedicata all’enorme influenza che Escher ha avuto nella pubblicità e nell’editoria con una rassegna di copertine di libri e album famosi che hanno usato le sue immagini.

    Ohhh che fatica raccontare di Escher.. ma che meraviglia. Come ho accennato all’inizio di questo lungo post io amo molto le sue opere, sono sempre stata affascinata dall’unione artistico-scientifica della sua arte e dalla magia che è stato in grado di creare. Avevo molta voglia di scrivere di lui a prescindere dalla mostra, che in fondo è stato solo un pretesto per addentrarmi un pochino di più nel mondo di questo autore e raccontarlo a chi ha avuto la pazienza di arrivare fino a qui a leggere!

    Era vietato far foto e i lavori di Escher sono protetti da ferrei Copyright, quindi sebbene a me piaccia molto riempire i post di immagini sono piuttosto ligia su questi temi e ho preferito sostituirle con citazioni e link ai siti ufficiali dove potete ammirare le opere di cui parlo. Tuttavia all’ingresso di Palazzo Reale c’è un’installazione che tramite webcam permette a tutti di provare l’ebbrezza di vedersi riflesso nella sua sfera, quindi ecco qui il mio Escher-selfie!


    ESCHER
    dal 24 giugno 2016 al 22 gennaio 2017 – prorogata fino al 29 gennaio
    Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12 – Milano
    www.mostraescher.it

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