• Racconti di mostre

    The Art of The Brick – la mostra a Milano

    28 October, 2016

    Settimana scorsa ha inaugurato a Milano la mostra The Art of The Brick e, sfidando le code da primo week end di apertura, sabato pomeriggio ci sono stata. L’ho sentita impropriamente definire “la mostra del LEGO®” ma non è affatto così, semmai è una mostra fatta di LEGO®!

    L’artista è Nathan Sawaya, uno statunitense che un giorno ha deciso di lasciare il suo lavoro da avvocato a New York per dedicarsi alla cosa che più voleva fare: creare statue e quadri fatti interamente di mattoncini LEGO®.

    Questa cosa mi fa sorridere e lo rende in qualche modo simile a me visto che anche io ho fatto la sua stessa scelta di vita creativa: lasciare il lavoro per cui avevo studiato per ricominciare da capo con la mia vera passione, l’illustrazione. Forse è per questo che fra tutti i cartelli disseminati per l’area espositiva contenenti frasi e pensieri dell’artista, quello che maggiormente mi ha colpito è stato proprio quello che apre la mostra: “i sogni si realizzano un mattoncino alla volta”. Sono riuscita a fare la foto solo al cartello, ma ad accompagnarlo c’è anche la statua di una mano fatta di soli mattoncini grigi che tra pollice e indice stringe un unico pezzo di LEGO® rosso.

    Ma torniamo alla mostra: si trova alla Fabbrica del Vapore e sono esposte più di 100 opere, per un totale di oltre un milione di mattoncini.

    Trattandosi di opere in fin dei conti create con la materia prima di un gioco, si potrebbe pensare che la mostra sia rivolta ai bambini; oppure ai grandi appassionati e collezionisti di LEGO®. E invece una delle caratteristiche di questa esposizione, che forse ne ha favorito l’enorme successo in tutto il mondo in termini di fruibilità (è stata definita “una delle 10 mostre imperdibili” dalla CNN), è proprio che è adatta a tutti. Incanta i bambini, entusiasma gli amatori, soddisfa gli amanti d’arte, e soprattutto stupisce tutti.

    Le opere sono tante e posizionate in modo da creare un percorso tematico. Superata la prima stanza di presentazione dell’artista e del suo operato, si rompe subito il ghiaccio con “Yellow”, l’uomo giallo simbolo della mostra usato anche per la locandina.

    La mostra entra poi nel vivo con la sala dedicata alle opere d’arte classiche e rinascimentali dove la modernità del LEGO® incontra e riproduce il passato. Incredibile vedere statue come il David di Michelangelo e la Venere di Milo, e quadri come La Gioconda e La ragazza con l’orecchino di Perla ricreate con un oggetto tanto contemporaneo e ludico come il LEGO®. Ma c’è anche spazio per l’arte moderna con la Notte Stellata di Van Gogh, il Bacio di Klimt, la Grande Onda di Hokusai. C’è poi anche una piccola sala dedicata ai ritratti di icone pop come Bob Dylan, Andy Warhol, Janis Joplin…Topolino!


    Ma il vero cuore della mostra è la sala delle persone e delle “condizioni umane”.
    E’ indubbiamente l’area che mi è piaciuta di più, e con largo margine. Crea suggestione, genera riflessioni e gioca con le metafore: tutto quello che secondo me l’arte dovrebbe fare per essere chiamata tale, sicuramente quello che deve fare per piacermi. Perché se le opere viste nelle sale precedenti sono il risultato di un incredibile genio ingegneristico, ma qualcuno potrebbe dire che di creatività non vi è traccia, a partire da questa sala emerge invece anche il forte slancio artistico di Nathan Sawaya. Per i significati dietro queste statue vi lascio la curiosità di andare a visitare la mostra in prima persona, intanto eccone alcune:

    Ci sono anche un po’ di teschi, che ovviamente sono lo sfondo più gettonato di tutta la mostra per farsi selfie e anche io ho ceduto alla tentazione:

    Scommetto che anche a voi la prima grande impellente domanda che sorge guardando queste sculture è: QUANTI PEZZI DI LEGO® HA USATO?
    Per alcune 10mila, 20mila, 30mila…. per un dinosauro di 6 metri ne ha usati ben 80.020!!! Quanti bidoncini di LEGO® della nostra infanzia sono 80mila mattoncini???

    Arriviamo all’ultima sala dove c’è un progetto molto particolare: elementi e oggetti fatti di LEGO® che sono stati inseriti in contesti fotografici come unici elementi esterni, per esempio c’è la foto di un uomo che si ripara dalla pioggia usando un ombrello di mattoncini, il quale ovviamente è esposto, così come il cane a passeggio o la nuvola usata in un paesaggio.

    Il pezzo forte è indubbiamente il vestito rosso della ragazza fuori dal teatro: lei infreddolita e smarrita controvento, con l’abito disintegrato in mille mattoncini volanti (ovviamente appesi a fili di nylon, eh).

    Insomma ricapitolando davvero una bella mostra, per niente monotona, dove un oggetto così piccolo e fino ad ora più o meno relegato al solo uso di “giocattolo” prende vita in decine di modi diversi, mettendo l’arte alla portata di grandi e piccini.

    Dopo tutte queste foto voi penserete: “eh ma in pratica ci hai fatto vedere già tutto”.
    No, vi assicuro che c’è molto altro che non vi ho mostrato da vedere.


    The Art of The Brick – Nathan Sawaya
    fino al 29 gennaio 2017 – PROROGATA FINO AL 5 FEBBRAIO
    presso la Fabbrica del Vapore, via Giulio Procaccini n.4 – Milano
    aperto tutti i giorni
    www.artofthebrick.it

  • Leave a Reply

    Your email address will not be published.