• Disegni & illustrazioni

    Le figlie di Cernunno e lo studio sui volti

    12 November, 2014

    Eccomi di nuovo a parlare dei miei disegni. Dopo avervi raccontato della mia prima serie, Lezioni di Anatomia, oggi vi voglio parlare della seconda: Le figlie di Cernunno.

    Come sapete fino a qualche tempo fa svolgevo un altro lavoro – quello per cui ho studiato – fino a quando un giorno ho lasciato tutto per dedicarmi all’illustrazione. Una delle principali difficoltà che ho avuto all’inizio è stato sicuramente l’aspetto tecnico/stilistico:
    per anni il disegno è stato solo una grande passione con cui mi dilettavo senza fini professionali per cui non era necessaria alcuna coerenza di stile, ma quando l’ho fatto diventare un lavoro mi sono trovata non solo senza un portfolio, anche senza un tratto e una mano che potessero andare a comporre il mio stile. Insomma.. questo per una che si vuole vendere come “illustratrice” è una lacuna da colmare!

    Visto che bisogna pur iniziare da qualche parte, come vi ho raccontato nel post dedicato a Lezioni di Anatomia, la mia prima mossa è stata riprendere in mano la matita usando l’anatomia come palestra. Una volta terminata quella serie, è stato il momento di esercitarmi su una nuova cosa, qualcosa di cui sapevo avere bisogno perché sarebbe stata parte integrante dei miei futuri soggetti, ovvero i volti di ragazza.
    « … And that, kids, is how I met your mother! »
    [questa è la mia parte nerd che ogni tanto esce e che solo i fan di HIMYM coglieranno]
    dicevo: ed è così che sono nate “Le figlie di Cernunno”!


    Sono 6 ragazze con corna, ciascuna rappresentativa di un animale diverso; dovevano avere volti differenti ma disegnati con lo stesso tratto, e nel farlo il mio esercizio è stato quello di trovare un modo per fare gli occhi, la pelle, la bocca.. che potesse diventare il mio modo da applicare poi a tutte le mie future illustrazioni, o perlomeno un punto di partenza. Da dire sembra facile, ma in realtà per me non lo è stato. Prima di allora avevo disegnato molte ragazze ma la maggior parte risalivano al periodo in cui mi ispiravo allo stile manga e riproducevo personaggi dei fumetti che leggevo, ma non avevo mai provato davvero a disegnare in serie qualcosa di mio, e soprattutto non mi ero mai cimentata con generi più realistici – sebbene nel mio caso “realismo” resti comunque un parolone.

    Da fuori questa serie probabilmente appare come “ok, sono 6 ragazze con le corna”, per me invece non è solo questo: è stato anzitutto uno studio sui volti.

    Ma chi è Cernunno? Cernunno proviene dalla mitologia Celtica ed è il Dio degli animali e della natura selvaggia, rappresentato con le corna – solitamente di cervo – ma è la divinità di un po’ tutti gli animali maschi dotati di corna. La vera mitologia arriva fin qui, il resto è opera della mia fantasia infatti non vi è traccia di figlie di tale Dio, per lo meno non di quelle che ho rappresentato io, ma se le avesse nella mia testa sarebbero così. Mi piaceva molto anche l’idea che le 6 ragazze fossero sorelle, ognuna la personificazione femminile di un famoso animale maschio con corna a creare un gruppo coeso.

    La domanda che mi hanno fatto più spesso è: “perché hanno le corna?“. La risposta semplice è “perché sono le figlie di Cernunno!”, la risposta complessa invece è che esattamente come per Lezioni di Anatomia, volevo che questa fosse un’unica serie coerente e non fine a se stessa, quindi dovevo trovare un tema da seguire. Inoltre ultimamente le corna di cervo impazzano nelle illustrazioni e altri prodotti grafici, anche a me piacciono molto infatti le inserisco spesso, ma quando ho iniziato questa serie quello che mi sono chiesta è come mai ci siano così tanti animali con delle corna bellissime e invece solo quelle di cervo sembrano andare tanto di moda, e se a questa considerazione uniamo anche la mia passione per il dualismo e le creature di natura mitologica ecco trovato il tema: le corna sono il filo conduttore che le accomuna, nonché l’elemento animale e surreale.


    Gli animali che ho preso in considerazione sono stati molti, ero partita annotando animali con corna stranissime (robe tipo l’Orice d’Arabia..!!!) ma volevo evitare di usare esemplari sconosciuti in favore delle specie più comuni e più facili da “capire”. Inoltre tanti animali hanno corna simili, quindi ho iniziato a individuare le forme che mi piacevano e le più caratteristiche scegliendo un animale per tipologia di corna. A questa lista ho incrociato la scelta delle posizioni, decidendo quali sarebbero state dritte, di profilo e di tre/quarti. Il risultato è stato: toro, capra, ariete, stambecco, alce e, ovviamente, cervo.

    Io non sono una veterinaria e l’interpretazione degli animali che segue è puramente soggettiva, ma la posizione e la fisionomia delle ragazze le ho sviluppate cercando di rispecchiare la tipologia di animale che rappresentano. Per esempio per il toro ho scelto una posizione frontale dato che si tratta di un animale forte e combattivo (o purtroppo per lui portato a esserlo) e la ragazza ha quindi un’espressione seria, col volto tenuto leggermente in alto per renderla un po’ fiera e sulla difensiva. La capra si sa, è un animale curioso, la ragazza che la rappresenta è quindi anche lei frontale e per niente intimorita, anzi ho cercato di conferirle uno sguardo furbo e attento, l’unica tra l’altro che mostra i denti, del resto una caratteristica delle capre è che mangiano qualunque cosa le capiti a tiro! Il cervo e lo stambecco li ho fatti di profilo perché sono animali molto schivi quindi ho cercato di rendere le ragazze una solitaria e un po’ sulle sue, e l’altra timida e quindi nascosta dai capelli. Insomma, nel limite del possibile ho cercato di interpretare ed esprimere la natura degli animali che disegnavo.

    Ed ora parliamo dei nomi delle ragazze: ciascuna ragazza porta un nome che deriva dall’animale che rappresenta, scegliendoli laddove possibile dalle traduzioni del latino o lingue anglosassoni e scandinave; in un paio di casi invece me li sono spudoratamente inventata perché non trovavo una traduzione che suonasse bene.

    Taurine – il toro: da Taurus (latino)
    Hircumia – la capra: da Hircum (latino)
    Roe – lo stambecco: da Roe (inglese medio/antico)
    Reinsdyr – l’alce/renna: da Reinsdyr (norvegese)
    Cærva – il cervo: da Cerva (latino) però così assomigliava troppo all’italiano e allora l’ho rielaborato aggiungendo la tipica ligatura “æ” sempre dell’alfabeto latino.
    Hariette – l’ariete: ecco, questa è stata forse la licenza poetica meno curiosa e più scorretta linguisticamente, ho semplicemente mescolato il termine “ariete” creando una variante del nome femminile già esistente “Harriet”.

    Le potete vedere tutte finite nel mio portfolio, qui di seguito vi mostro qualche work in progress:

    Come ho detto le ragazze che compongono questa serie sono 6: sono sviluppate in modo che fossero divisibili sia per 2 che per 3: capelli lunghi/corti e posizione dritta/profilo/tre-quarti. Ora, questo non serve a molto se non ad accontentare la mia fissa per la simmetria e a rendere possibili svariate combinazioni quando si tratta di appenderle. La mia disposizione preferita (e che accontenta la mia visione dell’intera serie) è quella che ho usato quando le ho esposte su due file di tre al Frida lo scorso marzo a Milano. Sono state esposte anche all’IF: Idea Factory dove una lunghissima parete rossa mi ha permesso di disporle tutte in fila e devo ammettere che anche questo ordine mi piaceva. In entrambi i casi si tratta di stampe su tela bianca in formato 80×80 cm con telaio in legno fatto a mano di 5cm: tutte e 6 le stampe sono in vendita, insieme o singolarmente, contattatemi se siete interessati: saraelan.illustration@gmail.com

    Vi saluto con questa composizione di famiglia, e se volete proseguire il racconto del mio percorso di ricerca di stile potete leggere il terzo racconto: >> Alla ricerca del colore con Bukowski.

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